Metodi e studi di valutazione degli effetti di politiche del lavoro, di aiuto alle imprese e di welfare

 

Cofinanziamento MIUR 2003

I Progetti | 1997 | 1999 | 2001 | 2003 | 2005 


Base di partenza scientifica nazionale o internazionale

Il progetto di ricerca si inserisce nel quadro del rilievo crescente che assumono nella letteratura le analisi alla scala micro, condotte cioè su (campioni di) agenti – lavoratori e imprese –, degli effetti di politiche pubbliche. I suoi immediati precedenti, che ne costituiscono anche una significativa base di partenza, sono in tre programmi di ricerca cofinanziati dal MIUR (1997: "Lavoro e disoccupazione: questioni di misura e di analisi"; 1999: "Occupazione e disoccupazione in Italia: misura e analisi dei comportamenti"; 2001, in corso: “Dinamiche e persistenze nel mercato del lavoro italiano ed effetti di politiche”), coordinati da U. Trivellato. Rispetto ad essi, il presente progetto di distingue piuttosto nettamente, perché ha il nucleo unificante rappresentato

  1. dallo sviluppo di un quadro metodologico centrato sulla valutazione d’impatto, comune ai progetti delle singole unità, e

  2. da esercizi di valutazione dell’impatto di selezionate politiche del lavoro, di sostegno alle imprese e di welfare.

La base scientifica di partenza del progetto è delineata dando innanzitutto rilievo all’esperienza di ricerca dei componenti il gruppo di ricerca. Si richiama poi, brevemente, lo stato dell’arte in tema di metodi di valutazione dell’impatto di politiche. Si limitano, invece, all’essenziale i riferimenti ai contributi presenti in letteratura sulle aree tematiche – politiche del lavoro, di sostegno alle imprese, di welfare – nelle quali si collocano gli studi di caso del progetto (per dettagli al riguardo, si rimanda ai modelli B delle UR).

U. Trivellato, coordinatore scientifico del programma, si occupa di questioni di misura e analisi del mercato del lavoro italiano dalla seconda metà degli anni ’80. Insieme con collaboratori – alcuni dei quali fanno parte del gruppo impegnato nel presente progetto –, ha focalizzato l’attività di ricerca soprattutto sulla disoccupazione e sui suoi aspetti dinamici (flussi e durate). Numerosi contributi, sia teorici che empirici, sui temi della misura dei flussi e della durata della disoccupazione sono apparsi in qualificate riviste (“Economia & Lavoro”, “European Economic Review”, “Journal of Econometrics”, “Labour”, “Quality & Quantity”, “Statistica”, “Survey Methodology”). In concomitanza con l’avvio del programma cofinanziato dal MIUR nel 1997, gli interessi di ricerca del gruppo si sono venuti orientando in tre direzioni: (i) utilizzo, preliminarmente per vagli di qualità e quindi per analisi sostanziali, di Netlabor; (ii) estensione delle analisi dinamiche all’insieme dei flussi nel mercato del lavoro e alle interrelazioni fra lavoro e condizioni di vita (segnatamente, povertà); (ii) questioni, metodologiche ed empiriche, di monitoraggio e valutazione di politiche attive del lavoro. Su quest’ultimo tema, strettamente pertinente al presente progetto, sono stati prodotti sia contributi di riflessione metodologica (Martini e Trivellato, 1997; Rettore e Trivellato, 1999; Rettore, Trivellato e Martini, 2002), sia studi di valutazione di selezionate politiche attive del lavoro in Italia (Battistin, Gavosto e Rettore, 2001; Battistin e Rettore, 2001; Contini et al., 2002; Paggiaro e Trivellato, 2002).

B. Contini, responsabile dell’UR di Torino, si occupa dalla metà degli anni ’80 dello sviluppo di basi di dati per la ricerca scientifica sul mercato del lavoro a partire da archivi amministrativi, nonché di studi di dinamica dell’occupazione e delle retribuzioni. Ha concorso, con il compianto R. Revelli, all'architettura e sviluppo dell'Osservatorio INPS su Imprese, Occupazione e Retribuzioni; è stato coautore (con R. Revelli) dei primi studi sulla demografia industriale in Italia e di numerosi contributi, sia teorici che empirici, in tema di analisi dei flussi sul mercato del lavoro. Il volume di Contini e Revelli (1992) ne è una significativa testimonianza. Nel corso dei tre programmi cofinanziati dal MIUR, già citati, ha diretto l’UR di Torino, che ha curato la progettazione e sviluppo di una database longitudinale di storie lavorative di lavoratori dipendenti di fonte INPS, lo svolgimento di numerose analisi empiriche in materia di mobilità del lavoro (vedi, tra gli altri, Contini, 2002), nonché uno studio di valutazione dei contratti di Formazione-Lavoro (Contini et al., 2002).

G. Tattara e l’UR di Venezia hanno svolto numerosi lavori sulle caratteristiche dei ‘distretti’ del sistema produttivo veneto e, più recentemente nell’ambito dei già citati programmi 1999 e 2001 cofinanziati dal MIUR, sulla mobilità del lavoro nel Veneto (vedi, tra gli altri, Tattara, 2001, e Tattara e Valentini, 2003).

I componenti dell'UR di Siena, coordinata da A. Lemmi, nel recente passato e più intensamente nell'ultimo biennio hanno rivolto il loro interesse scientifico alle tematiche inerenti i comportamenti individuali nel mercato del lavoro, muovendo da studi incentrati prevalentemente sulla misura della povertà e delle condizioni di vita (vedi gli scritti di Betti, Cheli e Lemmi citati nei riferimenti bibliografici).

L’UR dell’Università del Piemonte Orientale è diretta da A. Martini, che vanta una rilevante esperienza di ricerca in tema di valutazione di politiche sociali. Dal 1988 al 1998, infatti, è stato dapprima Research Economist presso Mathematica Policy Research e poi Senior Research Associate all’Urban Institute, dove ha svolto ricerche sulle politiche sociali negli Stati Uniti, in particolare sulla valutazione dell’impatto di politiche sociali e del lavoro (vedi Martini, 1993, e Martini e Trivellato, 1997). Una formazione specificamente di valutazione di politiche industriali, attestata da un Ph.D., contraddistingue anche il percorso formativo e gli interessi di ricerca dell’altro membro dell’UR, D. Bondonio. Nell’ambito del già menzionato programma cofinanziato dal MIUR 2001, l’UR del Piemonte Orientale ha avviato un esercizio di valutazione delle politiche di aiuto a PMI mirate alle aree a forte declino industriale (aree dell’ “Ob. 2” dell’UE), limitatamente al Piemonte (vedi Bondonio, 2002).

L’U.R. di Salerno è diretta da S. Destefanis. I suoi interessi di ricerca includono l’analisi quantitativa dei processi produttivi e lo studio dei processi di sviluppo in economie dualistiche. Suoi lavori recenti si concentrano sull’analisi dell’efficienza di imprese non convenzionali (comuni, organizzazioni non-profit), sulla determinazione dell'efficienza nelle imprese manifatturiere, e sull'analisi quantitativa della produzione in ambito internazionale e interregionale.


Venendo alle quattro aree tematiche del progetto (vedi sez. 2.1), si richiama brevemente la base di partenza scientifica in tema di metodi di valutazione dell’impatto di politiche. Come anticipato, per le politiche oggetto degli studi di caso si danno soltanto sintetici ragguagli ai contributi presenti in letteratura, ai quali il presente progetto intende ricollegarsi (per quanto non siano già evidenti dai riferimenti bibliografici ai lavori del gruppo di ricerca).

(A) VALUTAZIONE DEGLI EFFETTI DI POLITICHE: ASPETTI METODOLOGICI
La questione dei metodi per valutare l’impatto di politiche si colloca entro la più generale problematica di come stabilire relazioni di causa-effetto a partire da studi osservazionali: una lucida presentazione è in Holland (1986); vedi anche Rosenbaum e Rubin (1983). In estrema sintesi, il punto cruciale riguarda la necessità di controllare i fattori “confounding”, e insieme la difficoltà di farlo per i problemi posti dall’eterogeneità non osservata tra i soggetti e dalla distorsione da selezione nell’allocazione dei stessi a diversi livelli o modalità del fattore del quali si è interessati a verificare/stimare l’influenza causale (nel caso più semplice di un intervento caratterizzabile in termini di presenza/assenza, nell’allocazione ai due gruppo di ‘trattamento’ e di ‘confronto’).
Nell’arco degli ultimi vent’anni, gli apporti della letteratura statistica ed econometrica in tema di valutazione dell’impatto di politiche, così come gli studi empirici al riguardo, sono stati assai significativi. Lo stato dell’arte è ben riassunto dalle monografie di Manski (1995), Mohr (1995) e Rosenbaum (2002) e nei saggi di Angrist e Krueger (1999), Heckman, Lalonde e Smith (1999) e Blundell e Costa-Dias (2000).
Gli sviluppi recenti sottolineano la preferenza per metodi di valutazione ‘non parametrici’: cioè a dire, metodi che non poggiano su forti, sovente arbitrarie, assunzioni circa la forma funzionale di modelli matematici chiamati ad approssimare il processo in questione, e sono quindi in grado di produrre inferenze ‘robuste’. Tipicamente, l’impiego di tali metodi richiede la disponibilità di ricche basi di dati – micro e longitudinali –, sia sui soggetti ‘trattati’ sia su un appropriato campione di ‘confronto’ (per una recente riflessione sulle connessioni fra metodi di valutazione e base informativa disponibile, con riferimenti al contesto italiano, vedi Rettore, Trivellato e Martini, 2002).
Se si guarda alla situazione italiana, il quadro è meno positivo. Non mancano certo positive eccezioni (per le politiche sulle quali il presente progetto intende condurre esercizi di valutazione, vedi gli studi empirici – peraltro non numerosi – citati nel seguito, e più ampiamente nei modelli B delle UR). Mo lo stato dell’arte è largamente insoddisfacente. La carenza di conoscenza sull’impatto di politiche pubbliche riguarda anche quelle finanziate con Fondi dell’UE, che pure sono state affiancate da un impegno – e da un investimento di risorse – specificamente mirato a quella che è stata chiamata la loro “valutazione”. A ben guardare, tuttavia, nella pratica dei Fondi dell’UE la valutazione è stata intesa prevalentemente nel senso di un’attenta rendicontazione di quanto speso e realizzato (per le politiche della formazione, ad es., vedi Isfol, 2001). Questa pratica, giustificata dal punto di vista dell’“accountability” nell’uso dei fondi, è molto meno utile per generare conoscenza sull’efficacia di queste politiche nel determinare i cambiamenti desiderati.
La carenza di conoscenza sull’impatto delle politiche pubbliche è, poi, ancora maggiore per politiche del lavoro, di sostegno alle imprese, di welfare definite e finanziate interamente a livello statale o regionale o locale (fatte salve le eccezioni alle quali si è accennato sopra). In parecchi casi, anzi, per queste politiche il supporto informativo/conoscitivo risulta ancora più scarno. anche in termini di semplice monitoraggio delle modalità di svolgimento e di rendicontazione di spesa e realizzazioni (per ricognizioni in tema di politiche del lavoro, vedi Rettore e Trivellato, 1999, e Rettore, Trivellato e Martini, 2002).
In questa luce, un non secondario motivo di interesse del presente progetto sta nel fatto che esso si propone di produrre una solida evidenza empirica sull’efficacia di un selezionato insieme di politiche, nonché sulle basi informative che debbono/possono essere approntate per condurre credibili esercizi di valutazione. Il progetto può quindi offrire elementi utili per: (i) (ri)disegnare politiche pubbliche negli ambiti investigati, avendo imparato dall’esperienza; (ii) approntare, sin dall’avvio delle politiche, protocolli di rilevazione delle informazioni adeguati per il loro monitoraggio/valutazione; (iii) favorire comportamenti dei principali attori – policy makers, gestori delle politiche, agenzie/analisti incaricati della valutazione – che migliorino le capacità di disegno e di valutazione delle politiche, e in definitiva l’efficacia di interventi pubblici.

(B1) VALUTAZIONE DI ALCUNE POLITICHE DEL LAVORO
I riferimenti essenziali per le politiche del lavoro delle quali il gruppo si occuperà sono: nella letteratura internazionale, Snower (1994), Calmfors e Lang (1995), Heckman, Lalonde e Smith, (1999); a livello di studi nazionali, Brunello e Miniaci (1997), Rettore e Trivellato (1999), Contini et al. (2002), Paggiaro e Trivellato (2001) e (2002), Rettore, Martini e Trivellato (2002), Cipollone e Guelfi (2003).

(B2) VALUTAZIONE DI ALCUNE POLITICHE DI SOSTEGNO ALLE IMPRESE
Le politiche di aiuto alle piccole e medie imprese nelle aree “Obiettivo 2” dell’UE sono per molti aspetti simili alle esperienze statunitensi delle “Enterprise Zones” e delle “Empowerment Zones”, (Greenbaum e Bondonio 2003). Tali politiche sono state valutate con metodi di analisi che approssimano le condizioni della valutazione sperimentale sfruttando situazioni di variabilità esogena (ad es., Papke, 1994; Boarnet e Bogart, 1996; Greenbaum e Engberg, 2000; Bondonio e Engberg 2000; Bartik 2002).
Quanto agli interventi di incentivazione degli investimenti, alcuni studi hanno fatto riferimento alle politiche di sostegno delle imprese nel Mezzogiorno e nelle altre aree depresse (ad es., Pellegrini, 1999; Ministero dell’Industria, 2000a; Bondonio, 2002). Altri studi si sono interessati agli effetti degli incentivi in R&S (Ministero dell’Industria, 2000b); altri ancora agli effetti di diverse tipologie di incentivi sulle caratteristiche reali e finanziarie delle imprese (Bagella e Becchetti, 1998).

(B3) VALUTAZIONE DI ALCUNE POLITICHE DI WELFARE
Le politiche di welfare delle quali il gruppo si occuperà non sono ancora state, ad oggi, oggetto di valutazione d’impatto. Considerazioni generali rilevanti per gli studi in programma, vuoi di analisi del contesto nel quale le politiche operano, vuoi di analisi delle finalità e delle caratteristiche delle politiche stesse sono in Saraceno (2002), Gauthier (2001), Kohler, Billari e Ortega (2002), Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali 2002). Una recente, interessante analisi degli effetti di politiche sociali sull’occupazione e sulla dipendenza dal welfare è in Bolvig, Jensen e Rosholm (2003).

 

 

Info: anna.giraldo@unipd.it