La valutazione dell'impatto di interventi pubblici: metodi e studi di caso

 

Cofinanziamento MIUR 2005

I Progetti | 1997 | 1999 | 2001 | 2003 | 2005 


Obiettivo del Programma di Ricerca

Gli obiettivi del programma sono presentati brevemente per le quattro aree tematiche in cui si articola. Per i dettagli si vedano i progetti delle cinque UR. Un obiettivo strumentale, ma con un autonomo rilievo, è lo sviluppo di appropriate basi di dati, anche tramite studi-pilota di integrazione di microdati da fonti diverse. Per esso si rimanda ai programmi delle UR.


(A) VALUTAZIONE DEGLI EFFETTI DI POLITICHE: ASPETTI METODOLOGICI


Il tema metodologico trasversale agli studi di caso descritti nel seguito – e, in generale, a studi osservazionali che vogliono stabilire relazioni di causa-effetto – è quello del controllo dei cosiddetti fattori “confounding”. In sintesi, il punto è come sia possibile stabilire l’effetto netto di una politica – cioè a dire, l’effetto specificamente attribuibile all’intervento in questione – in uno studio osservazionale.

Il problema sorge perché in un tale studio, a differenza che negli studi sperimentali – scarsamente praticabili nelle scienze sociali –, l’analista non ha alcun controllo sul processo di assegnazione dei soggetti al gruppo degli esposti alla politica (‘trattamento’) e al gruppo dei non esposti (‘confronto’); si limita ad osservarne gli esiti. Il problema consiste nello stabilire in che misura le differenze osservate nella variabile risultato tra il gruppo di ‘trattamento’ e quello di ‘confronto’ sono un effetto della politica. L’impatto della politica è definito come differenza tra l’evento fattuale – la condizione sperimentata dai ‘trattati’ – e l’evento controfattuale – la condizione che gli stessi ‘trattati’ avrebbero sperimentato se la politica non avesse avuto luogo.

L’ovvio problema operativo che emerge è che l’evento controfattuale è, per definizione, non osservabile. In termini generali, la soluzione consiste in un’analisi del contesto economico-istituzionale e della stessa politica nonché in un’analisi del comportamento dei soggetti interessati, volta a mettere in luce le caratteristiche del processo di selezione, in virtù del quale certi soggetti risultano esposti alla politica mentre certi altri ne risultano esclusi (per scelta o per imposizione). Come risultato di tale analisi, risulta possibile (i) congetturare sulle differenze di composizione dei due gruppi, di ‘trattamento’ e di ‘confronto’, e conseguentemente (ii) procedere alla rilevazione di informazioni utili al controllo di tali differenze. In definitiva, la credibilità delle stime dell’impatto di una politica si gioca sulla capacità dell’analista di ricostruire correttamente il processo di selezione (e, a questo fine, sulla possibilità di ottenere informazioni utili a tenere sotto controllo le differenze tra i due gruppi originate da tale processo).

L’impiego di metodi statistico-econometrici appropriati è strettamente legato alle caratteristiche dell’informazione disponibile. L’obiettivo è di approfondire caratteristiche e potenzialità di impiego di – e, se del caso, sviluppare – metodi di valutazione che, in prima approssimazione, potremmo chiamare ‘non parametrici’: metodi, cioè, che non poggiano su forti, sovente arbitrarie, assunzioni sulla forma funzionale di modelli matematici chiamati ad approssimare il fenomeno in questione, e che sono quindi in grado di produrre inferenze ‘robuste’ (Rettore Trivellato e Martini, 2003).

Accanto – e complementare – alla valutazione d’impatto, vi è la questione di come le analisi di valutazione si colleghino con l’analisi costi-benefici e con l’economia del benessere. Gli studi di valutazione forniscono stime dell’impatto di politiche in genere limitate al breve periodo, sovente tralasciandone gli effetti al contorno; dunque, restano nell’ambito di un’analisi di equilibrio parziale. Tra un’analisi di equilibrio parziale e quella di equilibrio generale resta molto spazio da riempire, ed è sul terreno a cavallo tra “impact evaluation” e analisi costi-benefici che il gruppo, in particolare l’UR di Torino, procederà con approfondimenti metodologici.

Infine, nell’ottica di approntare strumenti per esercizi simulativi utili soprattutto in sede di (ri)disegno di politiche, l’UR di Torino sperimenterà l’utilizzo di modelli di microsimulazione per valutare ex-ante gli effetti di medio-lungo periodo di alcune delle politiche considerate.

Unità coinvolte: tutte.



(B1) VALUTAZIONE DI ALCUNE POLITICHE DELLA FORMAZIONE E DEL LAVORO


Le politiche della formazione e del lavoro delle quali il gruppo studierà l'impatto su opportune variabili risultato sono le seguenti: (a) i corsi di formazione professionale; (b) le politiche per il diritto allo studio (c) i contratti di lavoro atipici introdotti in Italia nella seconda metà degli anni ’90; (d) le Liste di Mobilità; (d) la legge che liberalizza gli accessi nel settore del commercio al dettaglio. Trattandosi di politiche che direttamente o indirettamente hanno implicazioni su vari aspetti della carriera lavorativa successiva al coinvolgimento nell’intervento – tra gli altri, stabilità del lavoro, sua remunerazione, rischi di infortunio - ne viene l’esigenza di disporre di adeguate basi di dati longitudinali, nelle quali risultino visibili storie lavorative individuali dei soggetti ‘trattati’ dalle varie politiche e di adeguati gruppi di confronto per un arco di tempo il più lungo possibile. Il problema verrà affrontato sia ricorrendo ad archivi amministrativi (INPS, INAIL, Netlabor), sia ricorrendo a sequenze di “waves” di indagini correnti (RTFL).

Unità coinvolte: Firenze, Padova, Piemonte Orientale, Torino.


(B2) VALUTAZIONE DI ALCUNE POLITICHE DI SOSTEGNO ALLE IMPRESE


Le politiche di sostegno alle imprese che il gruppo studierà sono: (a) un insieme di programmi di incentivi finanziari e/o di sgravi fiscali mirati a favorire investimenti, in impianti e macchinari o in R&S, da parte di imprese; (b) politiche di aiuto alle imprese, ivi comprese forme di programmazione negoziata, mirate alle aree meno sviluppate o di declino industriale.

La valutazione verrà svolta mirando a mettere in luce, secondo gli obiettivi dichiarati dei vari interventi, i risultati occupazionali conseguiti, la natura e la qualità degli investimenti svolti, l’impatto di questi ultimi sull’efficienza delle imprese.

Il supporto informativo necessario allo svolgimento degli studi è variabile. Come per gli studi di caso in (B1), per gli interventi per i quali hanno rilievo la sopravvivenza delle imprese e la loro capacità di creare occupazione è essenziale disporre di basi di dati micro longitudinali. A queste si provvederà ricorrendo agli archivi amministrativi INPS e ad informazioni Infocamere integrate da indagini locali “ad hoc”. Diverso il caso degli studi mirati all’accertamento delle caratteristiche degli investimenti svolti. Qui si farà uso delle informazioni rilevate nell’ambito di indagini di Capitalia.

Unità coinvolte: Firenze, Piemonte Orientale, Salerno.


(B3) VALUTAZIONE DI ALCUNE POLITICHE DI WELFARE


Le politiche di welfare che il gruppo studierà sono due: (a) il Reddito Minimo di Inserimento (RMI) e più in generale le politiche di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale; (b) le politiche di sostegno alla fecondità e - connesso e sullo sfondo a questo - il tema dell’effetto causale dell’istruzione sulla fecondità.

Sono politiche piuttosto eterogenee quanto a finalità, ma accomunate da problemi di valutazione simili quanto al profilo metodologico, per le quali – a nostra conoscenza – non esiste ad oggi alcun apprezzabile tentativo di quantificazione degli effetti.

Il supporto informativo risulta dalla combinazione di microdati da fonti statistiche ufficiali (Censimento, RTFL, indagine Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie) e dal reperimento di informazioni ad hoc risultanti dall’implementazione dei singoli provvedimenti.

Unità coinvolte: Padova, Torino.

 

 

Info: anna.giraldo@unipd.it